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Dichiarazione Politica

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Dal 23 al 26 luglio si è svolto a Bogota l’ultima plenaria dello Stato Maggiore Centrale delle FARC, Convergenza Nazionale per la Riconciliazione e la Pace, nella quale i suoi componenti hanno tracciato la via del Congresso Donativo che segnerà il passaggio delle FARC a partito politico legale.

Dopo aver ripassato le tesi politiche, la piattaforma della Convergenza e la proposta del Governo di transizione, che saranno discusse nella prossima riunione fondativa e dopo aver analizzato la prospettiva politica, la riunione plenaria ha riaffermato la sua decisione di mettersi in campo totalmente per la pace e la riconciliazione, basate sulla giustizia sociale, l’inclusione democratica, la sovranità, la relazione non depredatrice e armonica con la natura e lo sradicamento della corruzione.

Il congresso deciderà il carattere del nuovo partito, ampio nella sua concezione e esercizio della politica e coerente alla tradizione e esperienza di decenni di lotta rivoluzionaria nella sua organizzazione interna; fornirà le linee programmatiche che esige la congiuntura politica e quelle richieste per soddisfare la nostra visione strategica di trasformazione strutturale dell’ordine sociale vigente. Avrà il compito di offrire un’alternativa politica all’insieme della società colombiana e particolarmente alla classe lavoratrice in generale, agli esclusi, agli uomini e alle donne umili per contribuire a migliorare la loro vita attuale e quotidiana.

Riaffermiamo che la nostra strategia politica è impegnata fin d’ora alla necessità di un governo di transizione, di ampia convergenza e di grande coalizione democratica; che questo è l’obiettivo che orienta la nostra partecipazione alle elezioni del 2018; che siamo disposti a non risparmiare nessuno sforzo per sviluppare i colloqui politici necessari affinché questo proposito si faccia realtà; che concentreremo il nostro lavoro alla ricerca dell’unità del campo popolare e democratico sempre con la consapevolezza che le definizioni e gli accordi programmatici devono essere all’altezza del momento storico: l’implementazione dell’Accordo Finale e il suo necessario ampliamento verso un’alternativa politica con capacità di risposta efficace ai problemi più sentiti dalla popolazione. Consideriamo che i molteplici segnali di crisi dello stato vigente delle cose offrano l’opportunità eccezionale di produrre un progresso democratico nel nostro paese.

In questo senso, la Plenaria invita gli attuali candidati e candidate alla Presidenza ad esporre, nel primo giorno di sessione, ai delegati la loro visione di paese e il loro impegno per la pace.

Dopo scambi e deliberazioni fruttuose abbiamo concluso che: la firma dell’Accordo Finale che apre il cammino alla soluzione politica, rappresenta uno dei più importanti trionfi del campo popolare degli ultimi decenni e il concretarsi delle nostre più alte aspirazioni, dopo l’inizio del nostro alzarsi in armi in risposta all’aggressione di Marquetalia nel 1964. Il congresso sarà l’evento di chiusura di questo ciclo di confronto armato e l’inaugurazione di un nuovo ciclo, nel contesto del trionfo della soluzione negoziata e di una inflessione storica, politica e culturale forse ancora non lo sufficientemente percettibile dall’insieme della società: quella del superamento definitivo del capitolo della guerra e quella dell’inizio delle trasformazioni verso la democratizzazione politica, economica, sociale e culturale del paese.

L’implementazione dell’Accordo Finale in questi primi mesi è stato un processo pieno di difficoltà e ostacoli; tuttavia, quanto accordato apre prospettive enormi. Dobbiamo tenere in conto che l’implementazione è un processo conflittuale e contraddittorio; in senso stretto è un campo di battaglia. La sua qualità, se è vero che dipende dal compimento da parte del Governo e dello Stato, in buona misura si raggiunge in funzione dell’appoggio sociale e popolare e dell’azione politica che siamo in grado di proporre. In questo senso, dobbiamo riconoscere che abbiamo ancora molto lavoro davanti a noi.

Il processo di implementazione si è scontrato con la feroce opposizione dei settori dell’estrema destra, che sentono con disperazione che l’avanzare della riconciliazione lascia senza aria il loro discorso politico reazionario e il loro malintenzionato proposito di far ritornare il paese alla guerra, dalla quale hanno tratto profitto politico e beneficio economico. Si tratta senza dubbio di una minaccia che non si può sottostimare, ma che è destinata ad essere superata dalla storia, in un prossimo futuro.

Al di là del superamento dell’opposizione militarista e di estrema destra, ormai storicamente obsolete, è importante lasciarsi alle spalle l’idea che il processo di pace si riduce al solo disarmo delle FARC-EP. L’idea di una pace negativa, del semplice silenzio delle armi, non risponde alle esigenze dell’implementazione. Soltanto con il compimento pieno degli accordi c’è la possibilità reale di chiudere in maniera definitiva la pagina della violenza nel nostro paese.

Reiteriamo la nostra solidarietà con le lotte sociali e popolari nel nostro paese contro le politiche neoliberaliste del Governo; condanniamo l’omicidio sistematico di leaders sociali, uomini e donne, ed esigiamo risposte statali per evitare che questa situazione non porti ad un nuovo ciclo di sterminio delle alternative politiche e di opposizione. Riaffermiamo il nostro appoggio al processo di dialogo con l’ELN e speriamo che la prospettiva di pace abbracci l’intera patria.

Ai guerriglieri che ancora non hanno ricevuto il beneficio dell’amnistia trasmettiamo la determinazione dello Stato Maggiore di non allentare la richiesta della loro scarcerazione nei tempi stabiliti.

Infine, dichiariamo la nostra solidarietà con le lotte dei popoli di Nostra America, con Cuba e la Rivoluzione Bolivariana di Venezuela che oggi affrontano gli attacchi della destra transnazionale.

27 luglio 2017

Plenaria dello Stato Maggiore Centrale delle FARC-EP

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