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RSS Comunicati pubblici dalle FARC-EP

Appello per un patto di non violenza in campagna elettorale

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Una caratteristica comune a tutti gli accordi di pace è che chi ha fatto ricorso alle armi per la trasformazione dell’ordine sociale, abbandoni le armi per passare alla vita legale e dare continuità al perseguimento dei suoi propositi attraverso il confronto politico aperto e democratico.

Nel nostra caso, abbiamo firmato gli accordi dell’Avana, ritenendo che con la sua implementazione si debbano generare le condizioni per avviare un ciclo di riforme reclamate storicamente dalla società colombiana. Come parte di questo processo si sono accordate condizioni particolari per la nostra partecipazione politica. Riconosciamo l’approvazione del contesto costituzionale che ha dato vita legal al Partito, ha definito condizioni eccezionale di rappresentanza al Congresso e di finanziamento; allo stesso modo, la creazione e attivazione della giurisdizione speciale per la pace, alla quale - nonostante le note alterazioni - continuiamo a rispondere.

Abbiamo rispettato pienamente quanto accordato e nonostante all’evidente non implementazione dell’Accordo Finale, abbiamo deciso di partecipare all’attuale campagna elettorale. Le restrizioni e le limitazioni sono enormi:

- Il regime elettorale, clientelare e corrotto, non ha subito nessuna modifica, perché la riforma politico-elettorale è stata travolta ed è quindi annegata al Congresso;

- Nelle carceri permangono ancora oltre 500 membri della nostra organizzazione e questo ci converte in uno dei partiti nati dall’accordo di pace con più prigionieri politici;

- Non ci sono le sufficienti garanzie di sicurezza previste dall’accordo: né per i nostri militanti, né per i leader sociali, né per la comunità nei territori. Dopo la firma dell’Accordo Finale sono stati assassinati oltre 50 nostri militanti e 218 leader sociali.

- Non c’è stato il trasferimento di risorse per il finanziamento del Partito né per il finanziamento della campagna.

Nonostante tutto ciò, siamo stati all’altezza del momento storico per consolidare la prospettiva di pace democratica e con giustizia sociale, della riconciliazione nazionale e di offrire con le nostre proposte programmatiche una risposta ai gravi problemi che colpiscono l’economia e la popolazione colombiana. La nostra candidatura alla presidenza, guidata da Rodrigo Londoño, Timo, così come le candidature al Senato e alla Camera sono manifestazione esplicita di questo proposito.

Alle condizioni e restrizioni segnalate, vanno aggiunte le azioni orchestrate di sabotaggio della nostra campagna, che vanno oltre il legittimo diritto al dissenso e alla protesta, e sono sfociate in incresciosi incidenti di violenza politica.

Se non si controllano a tempo e si permette il loro aumento, come è successo in passato, possono condurre ad un nuovo genocidio politico e allo scatenarsi di un nuovo ciclo di violenza.
Simili atti sono auspicati da strutture criminali decentrate ma coordinate, di stampo fascista, che trovano eco nelle varie espressioni dell’estrema destra, sistematicamente contraria alla soluzione politica prima e alla prospettiva di superare la guerra per entrare in una nuova tappa di costruzione democratica della società adesso.

Siamo stati costretti a sospendere temporaneamente la nostra campagna elettorale nei territori. Manterremo questa sospensione fintanto che non ci sia un cambio significativo delle avverse condizioni segnalate.

Nel frattempo abbiamo concordato di:

- Convocare i partiti, movimenti politici, organizzazioni sociali, popolazioni etniche, media, chiese per promuovere e accompagnare un accordo politico nazionale per il superamento di ogni legame tra violenza e politica;
 
- Coordinare una riunione urgente tra il Governo Nazionale e il nostro Consiglio Politico Nazionale per concertare meccanismi e azioni volte a generare condizioni almeno accettabili per la nostra azione e partecipazione politica;

- Sollecitare una riunione con i rappresentanti dei paesi garanti e con la seconda Missione delle Nazioni Unite per denunciare le nostre preoccupazioni sui vari problemi legati al reinserimento politico e la prospettiva dell’accordo di pace;

- Realizzare riunioni di consultazione e scambio con le diverse espressioni organizzate della società civile;

- Nel frattempo porteremo avanti attività di pedagogia di pace in tutto il territorio nazionale.

Alle vittime del conflitto, reiteriamo l’impegno di prenderci le nostre responsabilità e rispettare i propositi di riparazione integrale, nelle condizioni indicate dall’Accordo Finale, così come ci aspettiamo facciano tutti coloro che parteciparono di maniera diretta o indiretta nel largo e doloroso conflitto militare.

Alla gente, ai colombiani e alle colombiane, ribadiamo il nostro impegno per un confronto politico democratico di qualità e a lottare con la maggior passione per il raggiungimento delle trasformazioni che reclama la nostra società.

Per un governo di transizione per il cambio e la riconciliazione

Consiglio Politico Nazionale - FARC

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