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Pablo Catatumbo: La fine della guerra è davanti agli occhi di tutti

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Nonostante i toni ostili, duri a morire nella stampa mainstream colombiana, le FARC-EP non si stancano di ribadire le loro opinioni e sottolineare la loro volontà di costruire una pace giusta e duratura in Colombia.

El Espectador ha pubblicato una intervista del suo giornalista Diego Arias a Pablo Catatumbo, del Segretariato Nazionale delle FARC-EP.
Riproduciamo qui alcune domande e risposte.

A Oslo, durante l’installazione del tavolo dei negoziati le FARC sembravano molto stizzose nei confronti delle loro vittime (il “forse, forse, forse” del [comandante] Santrich). Che è cambiato durante il processo?
Il nostro comportamento non è stato mai stizzoso con le vittime. Ricordi che a Oslo eravamo ancora nel contesto degli anni più duri della guerra. Per esempio, solo pochi mesi prima era stato assassinato il nostro comandante Alfonso Cano. Un ambiente teso e pieno di diffidenza era inevitabile. Però non bisogna dimenticare che Oslo è stato il punto di partenza di un processo che tardò un certo tempo prima di generare fiducia reciproca. Ce l’abbiamo fatta, nonostante tutto.

Siete andati al di là di una “rettifica”, avete chiesto perdono. Come e quando siete arrivati a decidere questo atteggiamento?
Quando abbiamo visto che effettivamente esistevano i presupposti per quello che oggi abbiamo davanti agli occhi: la fine della guerra. Non è la fine del conflitto sociale, però sì la fine della guerra. La nostra certezza, le nostre convinzioni - in guerra come in pace - ci hanno sempre portato alla conclusione che prima o poi tutti avremmo dovuto assumere la verità del conflitto. Di modo che, conoscendo la natura dello stesso conflitto, non ci siamo mai sottratti ad un atteggiamento di riconciliazione con le vittime.

Il perdono ha un valore sia spirituale che politico…
Siamo attori politici. Tutto ciò che facciamo è politico. La nostra piattaforma politica si basa sulla riconciliazione e la ricostruzione nazionale. E non è possibile la riconciliazione senza il perdono: questa è una condizione fondamentale affinché la Colombia abbia un futuro.

[…]

Le FARC hanno assunto la loro responsabilità al livello più alto. I comandanti della guerriglia staranno di fronte ai familiari?
Così è come lo abbiamo deciso. Siamo lottatori per il cambio, è una posizione di principio. Perché non dovremmo farlo?

Avete detto che davanti alla Commissione della Verità darete la vostra versione.
La Commissione della Verità è una opportunità enorme per una nazione nella quale storicamente è stata in vigore l’impunità. A essa dovrebbero arrivare tutte le narrazioni e tutte le visioni per raggiungere una verità che sia davvero guaritrice e emancipatrice.

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