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Echi di una Convenzione rivelatrice

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I propositi del Centro Democratico sono emersi chiaramente dopo la Convenzione svoltasi il 6 maggio scorso nella sede della Chiesa Carismatica Internazionale di Bogota.

Il primo è che lavoreranno ad una candidatura presidenziale unica per il 2018. I cinque pre-candidati presentati in quella occasione si sforzeranno, ciascuno nel propio ambiente, per attirare un settore dell’elettorato, mentre altri personaggi simili faranno lo stesso fuori del partito.

L’idea è quella di convergere in una coalizione finale, in grado di ottenere un numero di voti sufficienti a garantire un trionfo senza discussioni alla prima tornata, partendo dalla base che per allora la opposizione non avrà concordato una candidatura unica.

Questo implica liberarsi dell’aggettivo di “destra” che tanto mortifica il senatore Uribe. Sinistra e destra sono, per lui, categorie superate, tanto che non esita nel definire Angelino Garzon come amico politico della sinistra democratica. E’ evidente che la sua presenza sarà l’ossigeno del preteso pluralismo che predicano.

Obiettivo strategico della sua campagna sarà smontare l’Accordo di Pace firmato dalle FARC-EP e il governo di Santos. Non c’è il minimo dubbio su questo. L’Accordo Definitivo sarà accusato di tutte le disgrazie e colpe possibili. Aggettivi come maledetto o terrorista annunciano quanto piccola è stata la campagna per il NO nel plebiscito, se paragonata con l’escalation di accuse, distorsioni, falsità e manipolazioni che saranno utilizzate adesso.

E’ rimasto come fardello anche l’uso manicheo che si farà della situazione che sta vivendo il Venezuela. La posizione dell’estrema destra al rispetto è chiara, condanna totale della Rivoluzione Bolivariana di Chavez e appoggio all’opposizione violenta che pretende l’uscita di scena del presidente Nicolas Maduro.

Fare del cosiddetto castrochavismo oggetto centrale del dibattito presidenziale cerca generare una contraddizione insanabile tra la sinistra che si solidarizza con il popolo venezuelano e partiti comequello della U o il liberale che, anche se sostengono di appoggiare gli Accordi di Pace dell’Avana, non nascondono la loro avversione verso il presidente del Venezuela e pertanto si schiereranno contro.

E’ stata inoltre troppo evidente l’enfasi del Centro Democratico, nella quale coincidono i conservatori amici, di opporsi in modo radicale al minimo accenno di modifica dell’ordine di cose esistente in materia di terra nel paese. Le loro condanne al rispetto sono rivelatrici. Una in relazione alla restituzione delle terre e l’altra si riferisce a qualsiasi variazione nel regime di tassa sul terreno. Uribe al rispetto si è rivelato molto chiaro: “… che dimentichino le FARC, il Centro Democratico si opporrà a qualunque tentativo di sottrarre anche un solo millimetro di terra ad un colombiano d’onore”, ha detto nel suo intervento alla Convezione. A Blu Radio, due giorni dopo, ripeterà: “… noi diciamo che bisogna congelare le tasse sui terreni quattro anni perché il popolo colombiano è soffocato”.

Si capisce allora perché l’odio viscerale dell’uribismo all’implementazione dell’Accordo Finale. Teme che le vittime dello
sfollamento da parte dei militari possano ottenere la condanna di quelli che oggi figurano come proprietari delle terre che furono loro tolte con la forza. Questo obbligherebbe i responsabili al risarcimento che bene o male sono riusciti ad evitare dopo l’entrata in vigore della legge delle vittime e restituzione approvata nel 2011.

Inoltre si è rivelata la meschinità dei latifondisti e proprietari di terra raggruppati in questa forza politica. La Riforma Rurale
Integrale articolata nel Punto 1 dell’Accordo Finale contempla un Censimento Agrario che serva anche ad attualizzare il catasto municipale in tutto il paese. Con questo si saprà chi sono i veri proprietari e la estensione dei loro terreni, cosa che obbligherà a pagare il prezzo giusto della tassa sui terreni che hanno evaso per anni.

Il demagogico discorso del Centro Democratico cerca di far credere che il congelamento di questa tassa favorirebbe il popolo, quando in realtà gli unici beneficiari saranno il grandi proprietari che, essendo evasori, privano le casse municipale di una gran quantità di risorse per opere di beneficio collettivo. Lo stesso avviene con la sicurezza che definisce come valore democratico, quando il suo significato reale è sempre stato tranquillità per i più ricchi tra i ricchi del paese.

Allo stesso modo girano il fomento all’inversione e il ribasso delle tasse, che sono in realtà a beneficio del gran capitale. Il pluralismo democratico è davvero patetico, chi non coincide con le loro idee è terrorista o amico dei terroristi, traditori, essere spregevoli che si desidererebbe cancellare dalla faccia della Terra.

La Colombia è stata avvertita della grande minaccia che incombe su tutti. Ci sorvolano i famelici fantasmi dell’avarizia, l’odio, la violenza e il fanatismo, di beneficio esclusivo di una elite scomposta. C’è bisogno urgente, in realtà, di una grande coalizione di forze progressiste.

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