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Rapporto sull'implementazione dell'Accordo Finale luglio-agosto

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Nove mesi dopo la firma dell’Accordo Finale il processo di implementazione ha registrato progressi soddisfacenti in alcuni campi mentre in altri rivela profonde difficoltà.

Il bilancio che segue si propone elencare in forma sintetica i progressi, ritardi e punti di controversia. Quanto al rispetto degli obblighi assunti dalle parti, si osserva da un lato il compimento da parte delle FARC-EP, come rivelano l’abbandono totale delle armi, la consegna dei depositi e della lista dei beni. Nonostante questo bisogna sottolineare con preoccupazione il non rispetto degli impegni assunti dal Governo Nazionale, e in particolare la mancanza di progresso nel processo di reinserimento attraverso la concessione di amnistia e la creazione di garanzie di sicurezza.

Bisogna sottolineare l’eccellente lavoro svolto dalla prima Missione delle Nazioni Unite che aveva il compito di verificare il cessate il fuoco bilaterale e definitivo e la fine delle ostilità. Si sottolinea l’importanza della Risoluzione 2366 (2017) del 10 luglio con la quale si è deciso una seconda Missione con mandato di verificare il reinserimento delle FARC-EP nella vita civile e l’implementazione delle garanzie di sicurezza personale e collettiva nei territori più colpiti dal conflitto. Le FARC salutano il carattere territoriale che avrà questa Missione, tenendo presente che per il compimento del mandato stesso è fondamentale l’interlocuzione con la società civile nel territorio colombiano.

ABBANDONO DELLE ARMI

Dopo la conclusione del processo di abbandono delle armi individuali delle FARC-EP, il 27 giugno 2017 a Mesetas-Meta, in conformità con la roadmap approvata il 29 maggio, si è avviato il processo di estrazione dei contenitori che ospitavano la totalità delle armi e munizioni dalle 26 Zone. Questo processo si è concluso il 15 agosto: il materiale nei contenitori constava di 8.112 armi e quasi 1.300.000 munizioni incenerite, secondo le dichiarazioni della Missione delle Nazioni Unite in Colombia. Nella stessa data si è conclusa anche la distruzione di tutto il materiale instabile che si trovava nelle 26 Zone, incluse mine anti-persona, granate, esplosivi artigianali, polvere da sparo tra le altre cose.

Per quel che riguarda i depositi, ad oggi si ha informazione di 873 dei quali 510 sono stati svuotati con successo. Questo dimostra, secondo le dichiarazione della Missione ONU, che si è effettuato un processo di abbandono reale, non solo delle armi individuali ma di tutto ciò che contenevano le forniture delle FARC-EP.

REINSERIMENTO

In questo ambito, il governo colombiano si è impegnato a formare i membri delle FARC-EP per prepararli al reinserimento nella vita civile. Tuttavia, ad oggi, la maggioranza dei progetti che si sono realizzati sono stati promossi su iniziativa delle FARC-EP assieme alla cooperazione internazionale.

In materia di educazione, è cominciata nei ETCR l’implementazione del progetto Arando l’educazione (Arando la educación) disegnato a partire dalle esperienze educative degli ex guerriglieri, per ottenere la licenza media superiore. A questo si aggiungono le collaborazioni raggiunte con varie università del paese per cercare di garantire opportunità di educazione superiore.

In materia di salute bisogna risaltare che non è stata data attenzione adeguata ed idonea agli ex guerriglieri, dal momento che non c’è personale, infrastruttura e logistica nelle ETCR. E’ stato avviato un coordinamento tra le ETCR, il Ministero di Salute e l’Empresa Prestadora de Salud, per garantire l’attenzione medica agli ex guerriglieri.

Reinserimento economico e sociale

Il primo agosto si è firmato il Programma Ambienti per la Pace: vita degna e riconciliazione, che mira allo sviluppo di un coordinamento tra comunità contadine organizzati e ex guerriglieri per la realizzazione di progetti produttivi e di conservazione dell’ambiente. E’ stato avviato il processo di registrazione e legalizzazione di ECOMUN, come proposta di reinserimento economico collettivo degli ex guerriglieri delle FARC-EP.

Nell’ambito del Consiglio Nazionale di Reinserimento si è progredito all’armonizzazione istituzionale per l’adeguato reinserimento economico e sociale degli ex guerriglieri delle FARC-EP. Ciononostante sono evidenti la lentezza del Governo Nazionale, l’assenza di articolazione da parte dei suoi organi, il suo atteggiamento negativo verso un reale reinserimento economico e sociale.

In agosto si sono effettuate le ultime uscite di minori di 18 anni dai campi delle FARC. La maggior preoccupazione continua ad essere il non rispetto, da parte del Governo Nazionale, del programma speciale di attenzione ai minori.

AMNISTIA

Nonostante siano state promulgate varie norme e figure come i Gestori di Pace, per la liberazione dei detenuti delle FARC-EP dalle carceri e l’accelerazione dei procedimenti di amnistia, indulto e trattamenti penali speciali, non si è ancora effettuata la totalità delle scarcerazioni. I giudici di esecuzione della pena sono stati il principale ostacolo.

Al 25 agosto 2017, si registrano 172 indulti, 320 amnistie, 927 libertà condizionali, 520 trasferimenti alle ZVTN e 182 Gestori di Pace. Devono ancora essere liberati 1200 prigionieri. Si sottolinea il comunicato del 13 luglio 2017 della Missione delle Nazioni Unite, nel quale si fa un appello urgente per la soluzione della situazione dei prigionieri e prigioniere delle FARC-EP.

DIRITTI UMANI

La violenza sistematica e generalizzata contro leader sociali e i difensori dei Diritti Umani, guerriglieri delle FARC-EP e loro familiari ha aumentato in maniera allarmante. Secondo i rapporti della Defensoría del Pueblo, Somos Defensores, la Commissione Nazionale di Diritti Umani di Marcha Patriotica, INDEPAZ e la Fundación Paz y Reconciliación, da novembre 2016 ad agosto del 2017, si sono registrati 181 attacchi, di cui 101 omicidi di leader sociali e difensori di diritti umani. Attacchi che hanno come caratteristiche principali quelle di essere commessi contro leaders “1) in processi di restituzione di terre e verità, 2) associati contro le economie illegali e 3) con prospettiva di azione per i processi di partecipazione politica”.

Allo stesso modo, dal trasferimento delle FARC-EP alle zone transitorie, 14 membri e 11 loro familiari sono stati assassinati principalmente nei dipartimenti di Caquetá, Cauca, Nariño, Antioquia, Chocó, Putumayo y Tolima. Inoltre sono stati riportati 2 attentati in cui sono stati colpiti 3 ex guerriglieri che stavano compiendo il loro lavoro di pedagogia.

Secondo Somos Defensores, i principali responsabili di questi attacchi sono i gruppi paramilitari e loro successori come il Clan del Golfo, le Águilas Negras, gruppi di delinquenza organizzata vincolati ai precedenti, il gruppo guerrigliero Esercito di Liberazione Nazionale (ELN), e l’Esercito Popolare di Liberazione (EPL), oltre ad una serie di gruppi che operano a livello locale, in guerra tra loro per il controllo delle attività correlate con l’estrazione mineraria illegale, le droghe e l’estorsione.

Distribuzione geografica degli attacchi

Si sono verificati omicidi di leaders e difensori dei diritti umani in 21 dei 32 dipartimenti della Colombia, o il 66% dei dipartimenti. (Vedere Mappa No.1)

GARANZIE DI SICUREZZA

Nonostante siano stati promulgati i decreti di creazione della Unità Speciale di Indagine e il Sistema Integrale di Sicurezza per l’Esercizio della Politica, la loro esecuzione non è stata possibile per mancanza di volontà da parte del Governo. All’interno delle iniziative legislative pendenti ci sono il Piano Strategico di Sicurezza e Protezione, il Programma Integrale di Sicurezza e Protezione per il Nuovo Partito e membri delle FARC-EP, il Programma Integrale di Sicurezza e Protezione per le comunità e le organizzazioni nei territori. Tutte queste iniziative sono richieste urgentemente visto l’aumento serio e significativo delle violazioni di diritti umani (omicidi, minacce, attentati e abusi) che colpiscono le popolazioni oggetto di questi Programmi.

Lo Stato colombiano è moroso per quanto riguarda il lavoro che permetta una risposta efficace alle esigenze di garanzia dei diritti alla vita e integrità delle comunità e delle loro organizzazioni nei territori, specialmente ubicati nelle zone rurali che si trovano esposte a fattori diversi come la criminalità relazionata alla disputa dei corridoi strategici per lo sviluppo delle economie tanto legali quanto illegali, zone che sono state storicamente occupate dalle FARC-EP.

Oltre all’urgenza per l’implementazione di misure di sicurezza e protezione per i membri delle FARC-EP, si richiede il monitoraggio rigoroso e speciale di questi attacchi. L’indagine e procedimenti penali connessi alle violazioni di diritti umani delle quali sono state vittime sono una condizione indispensabile per un processo di reinserimento reale.

IMPLEMENTAZIONE NORMATIVA

Riforma Rurale Integrale (RRI) e Sostituzione delle Coltivazioni:

Fino a questo momento sono entrati in vigore 7 Decreti che sono in fase di revisione costituzionale. Tra i principali progressi sottolineiamo la creazione di strumenti giuridici che permetteranno l’implementazione dell’approccio territoriale, come l’articolazione di differenti politiche pubbliche e la priorità di beni e servizi nei territori concordati. Questo si è ottenuto soprattutto con i Decreti Legge promulgati su Piani di Sviluppo con Approccio Territoriale (PDET), Accesso a terre, Casa, Educazione e il Piano Nazionale Integrale di Sostituzione delle coltivazioni di uso illecito (PNIS). Allo stesso tempo sottolineiamo la partecipazione delle comunità nella formulazione, esecuzione e monitoraggio del PNIS, dove hanno un ruolo protagonista in ogni sua fase (Vedere mappa No. 2).

Si sono firmati 39 accordi collettivi che coinvolgono circa 16 mila famiglie. Nonostante persiste la politica governativa di sradicamento forzato delle coltivazioni di uso illecito, cosa che provoca malcontento tra i cittadini delle aree colpite e è in violazione di quanto previsto nell’Accordo Finale.

Si evidenziano varie difficoltà nel processo di implementazione normativa. Tra queste sottolineiamo la visione frammentata del Governo sulla RRI visto che già sono stati presentati progetti normativi per implementare misure che non sono le prioritarie, come si può vedere nel caso del Decreto legge di pagamento di opere per tasse, in relazione alle imprese minerarie, senza che si presenti previamente il Piano Nazionale di Infrastruttura Rurale da cui dovrebbe iniziare questo sviluppo strumentale. Al tempo stesso preoccupa la debole capacità istituzionale e di bilancio. Esistono materie agrarie che richiedono del metodo del fast track ma ancora non si conoscono iniziative legislative.

Partecipazione politica

Il punto sulla Partecipazione Politica comprende tre grandi questioni:

Diritti e garanzie per l’esercizio dell’opposizione politica: Si sono fatti progressi sull’approvazione dello Statuto dell’Opposizione dove si ampliano le garanzie riferite ai diritti di informazione e replica, meccanismi di sicurezza dei leader dichiarati all’opposizione, così come la loro rappresentazione in spazi come il Consiglio Nazionale Elettorale. Tra i limiti ci sono l’impossibilità di partecipare alle giunte del Banco della Repubblica e dell’Agenzia Nazionale di Televisione.

Mediante il Decreto Legge 895 si è creato il SISEP, che crea tre programmi che hanno come fine quello di garantire il rispetto della vita dei e delle leaders sociali e politici, difensori dei Diritti Umani e comunità rurali in zone di conflitto, il raggiungimento efficace del sistema dipende dall’approccio regolatore e dalle riformulazioni negli schemi e approccio di sicurezza.

Meccanismi democratici di partecipazione cittadina: Un secondo componente dell’Accordo fa riferimento alla creazione e promozione dei meccanismi democratici di partecipazione cittadina nei differenti livelli territoriali. Questo sub punto (2.2.) è quello che registra minori progressi. Nella proposta presentata dal Governo si osservano seri tagli alla partecipazione cittadina, soprattutto alle consulte popolari e la revocatoria del mandato. Un simile percorso ha intrapreso la discussione sulle garanzie per la mobilitazione e la protesta pacifica. Ad oggi il Governo Nazionale non ha presentato proposta di temi centrali come: il rafforzamento dei mezzi di comunicazione comunitari, osservatori e riforma dei consiglio territoriali di pianificazione (legge 152).

Misure per promuovere una maggior partecipazione alla politica: In questo momento si sta discutendo al Congresso della Repubblica l’Atto legislativo di riforma politica che inizialmente pretendeva modificare 21 articoli della Costituzione Politica. Lo stesso si ha modificato significativamente nella discussione al Congresso, visto che si tratta di un tema sensibile per gli interessi politico-elettorali dei partiti. Bisogna segnalare l’ampliamento della rappresentazione politico-elettorale dei territori più colpiti dal conflitto mediante le Circoscrizioni Transitorie Speciali di Pace. Lo scorso 25 luglio si è approvato nella seduta del Senato l’atto legislativo che crea le 16 circoscrizioni. La discussione presso la Camera dei Rappresentanti deve iniziare presto.

Vittime

Questo punto comprende tutto ciò che riguarda il Sistema Integrale di Verità, Giustizia, Risarcimento e Non Ripetizione, che comprende organi e misure come: Giurisdizione Speciale per la Pace, Commissione per la Verità e la Non Ripetizione, l’Unità di Ricerca delle Persone Scomparse, Misure di Risarcimento e Garanzie di Non Ripetizione, basate sui principi di risarcimento delle vittime, diritti umani delle vittime e verità.

Con l’approvazione dell’Atto Legislativo 01 del 2017, sono stati incorporati nella Costituzione tutti gli organi e misure del presente punto garantendo la costituzionalità degli stessi. Tuttavia, ci sono pretese di dichiarare incostituzionale l’Atto Legislativo, causando due seri pericoli: da una parte riportarci all’Atto Legislativo 01 del 2012 attraverso il quale si costituiscono strumenti giuridici di giustizia tradizionale che in termini generali impediscono ai membri delle FARC-EP la partecipazione alla politica e dall’altra parte l’assenza di garanzie di sicurezza giuridica per i membri delle FARC-EP attraverso l’eliminazione degli organi, misure e garanzie del componente integrale di giustizia accordato.

Per quel che riguarda la Giurisdizione Speciale per la Pace si evidenziano le seguenti sfide: I) perché esista fiducia rispetto alla non ripetizione, è necessaria la verità, la quale si cercherà nella Commissione per la Verità con proiezione di indagine non giudiziaria, II) anche se si è affermato che quando l’Atto Legislativo sarà promulgato entrerà in vigore la JEP, la realtà mostra che mentre non vengano nominati i suoi membri non sarà possibile dire che la JEP è in funzione, III) i magistrati colombiani hanno una difficoltà che è la mentalità giuridica di giustizia che segue la logica giudiziale del nemico, e non quella della giustizia riparatrice che cerca la riconciliazione attraverso la conoscenza della verità.

L’accesso delle vittime al diritto alla Verità è fondamentale e ha nell’Unità di Ricerca delle Persone considerate Scomparse uno strumento idoneo. Sarà un organismo tecnico di carattere umanitario e extra-giudiziario il cui obiettivo sarà dirigere e coordinare la ricerca delle persone considerate scomparse nell’ambito del conflitto. Con il decreto 589 del 2017 è entrata in vigore l’Unità e si percepiscono grandi sfide: l’elaborazione del percorso metodologico per effettuare la raccolta di informazione tra Governo Nazionale, le FARC-EP e le Organizzazioni di Vittime, azioni che comprendono la formazione e addestramento di un team nazionale delle FARC-EP per compiere il processo di documentazione dei casi. Allo stesso tempo il rafforzamento delle organizzazioni di vittime per la rivendicazione dei diritti. Si deve poi depurare il database, la dotazione tecnica e scientifica per il compimento dei lavori dell’Unità e la disponibilità delle entità statali a fornire informazione e ad appoggiare le azioni di Ricerca, identificazione, ubicazione di persone considerate scomparse.

APPROCCIO DI GENERE

IMPLEMENTAZIONE NORMATIVA

Nonostante nell’Accordo Finale l’approccio di genere abbia per oggetto garantire alle donne la chiusura di rotture storiche, il superamento di barriere sociali ed istituzionali per l’esercizio della partecipazione politica ecc, non c’è stato un reale impegno da parte del Governo Nazionale per implementare l’approccio di genere. Questo si è evidenziato nei progetti di Legge che ha inviato alla CSIVI e nei Decreti promulgati, dove la componente di genere è nella maggior parte dei casi inesistente o presente soprattutto nei principi, rimanendo così solo un enunciato e lasciando da parte la formulazione di misure specifiche o positive che permettano avere garanzie reali e concrete.

Questo si evidenzia nel Decreto 902 dove si regola il procedimento per l’accesso, formalizzazione e fondo di terre, dove l’approccio di genere rimane enunciato nei principi. Lo stesso accade nei decreti che costituiscono i Programmi con Approccio Territoriale - PDET, i PNIS e il Decreto di formulazione del Piano Nazionale di Costruzione e Miglioramento della Casa Sociale Rurale. Allo stesso modo nella legge di Statuto dell’Opposizione Politica e nella Legge statutaria della JEP. Per questo si presentano diverse sfide, visto che la maggior parte delle misure saranno sviluppate in un processo di regolamentazione e formulazione di piani, programmi e progetti.

Così si presenta come sfida principale quella dell’armonizzazione tra normative e politiche pubbliche per l’inserimento dell’approccio di genere e non esattamente come principio guida ma con misure specifiche e precise verso le donne colombiane, così come la garanzia di un budget sufficiente alla realizzazione di tali azioni.

APPROCCIO ETNICO

IMPLEMENTAZIONE NORMATIVA

Un diritto fondamentale delle comunità e popoli etnici è quello dell’esercizio di consultazione preventiva. Delle norme prodotte nel primo periodo di fast track, il Governo Nazionale ha confermato per la consultazione previa, sei (6) norme al Tavolo Permanente di Concertazione Indigena (MPC), una (1) nello Spazio di consultazione previa delle comunità negre, afrodiscendenti, raizales e palenqueras e cinque (5) nella Commissione Nazionale di Dialogo del Popolo Rrom.

Si evidenza l’assenza e poco disponibilità da parte del Governo Nazionale a promuovere gli scenari di Consultazione previa, libera e informata su norme di speciale rilevanza per i popoli etnici come: Decreto che contempla il Piano di Sostituzione delle Coltivazioni di Uso Illecito (PNIS), l’Atto Legislativo delle Circoscrizioni Transitorie Speciali di Pace, e la Legge Statutaria della Giurisdizione per la Pace. Quanto sopra è di grande preoccupazione se si tiene in conto che delle 16 zone con priorità per i PDET, CTEP, PISDA tra le atre, ci sono 434 territori indigeni e 365 territori collettivi di comunità negre, così come la presenza di Kumpany Rrom, ragione per la quale is identifica la presenza etnica in almeno 107 municipi dei 170 che hanno priorità per i PDET e 167 per CTEP.

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