Chi Siamo   -   Contatto  Español  EnglishPortuguesAleman

Qualcosa va molto male nel processo di reinserimento

1
0
1
s2smodern
powered by social2s

Nel 1969, quando aveva appena sette anni, Ezequiel Martínez se ne andò con suo padre e i suoi fratelli da Santafé de Antioquia, lungo il difficile sentiero che portava a Urabá.

Lungo il cammino incrociarono moltissimi neri, indigeni, zambos, mulatti e meticci, molti dei quali fuggivano dalla giustizia o dalla persecuzione politica. Cercavano un posto nel mondo dove poter vivere meglio.

Dopo essere rimasti un anno come inquilini nella sierra di Abibe, decisero attraversare il golfo di Urabá e i pantani del fiume Atrato, fino ad arrivare a Unguía, nell’Urabá del Chocó, molto vicino alla frontiera con Panama. Lì avrebbero fatto parte della colonia di paisa che avrebbe fondato villaggi come Urquía Arriba, Arquía e Quebrada Arena, che in seguito sarebbero state loro tolte con la forza.

Nel 1977, vennero sfrattate a forza 750 famiglie che si erano insediate sulle sponde dei fiumi Pelle, Tilupo, Tenda e Caparica, per creare l’odierno Parco Naturale Los Katíos e il gran progetto di Via delle Americhe, porto di Sputata. Due anni dopo Ezequiel sarà uno dei giovani esiliati che entreranno nel Quinto Fronte delle FARC.

Passarono decenni, sempre con il ricordo delle canzoni di Alí Primera allora di moda, mentre Ezequiel e i suoi compagni di lotta ricorrevano i territori dell’Urabá fino al basso Cauca di Antioquia, l’occidente medio e il sud est di Antioquia, il Chocó e il vecchio Caldas, fino alla frontiera con la Valle del Cauca, aprendo la strada a quello che sarà il futuro Blocco Efraín Guzmán delle FARC.

La vita guerrigliera condusse Ezequiel in tempo record al fiume Duda, nel Meta, dove conobbe orgoglioso gli accampamenti La Caucha, Casa Verde e El Pueblito. Per arrivare fino a questi luoghi dovette attraversare Sumapaz, dove si emozionò con le storie che raccontavano i contadini su Juan de la Cruz Varela. Anni dopo avrebbe conosciuto con emozione il Caguan e i grandi personaggi che lo popolavano.

A farlo uscire dall’Urabá è stato il processo di pace in corso all’Avana, che gli diede la missione di far parte del meccanismo tripartitico di monitoraggio e verifica nel dipartimento del Chocó. Il suo compito lo svolse prevalentemente nel Quibdó, per cui non si installò in nessuna delle cosiddette Zone o Punti Transitori di Normalizzazione.

Realizzato l’abbandono delle armi e scaduto il termine della Missione delle Nazioni Unite, dopo una militanza di 38 anni nelle FARC (era entrato all’età di 17 anni nella guerriglia), Ezequiel ha partecipato al solenne atto con il quale lo scorso 22 settembre il governo, la FARC e la ONU sancirono la fine della loro missione come meccanismo tripartitico.

Mentre ascoltava in piedi, eretto, l’inno nazionale, pensava a che sarebbe stato di lui nel prossimo futuro. Fondo Paz aveva già comunicato a tutti quelli impegnati nel meccanismo che i contratti di affitto in diversi hotel terminavano il 26 settembre, per cui a partire da quel momento ognuno doveva arrangiarsi e trovare un tetto per conto proprio.

Essere rimasto fuori dalle Zone, oggi Spazi Territoriali di Formazione e Reinserimento, ha significato per Ezequiel - come per molti altri in situazioni simili - che per inghippi burocratici il suo nome non era nelle liste dei membri delle FARC, cosa che lo escludeva da alcuni procedimenti semplici.

Per esempio, non c’è stato modo di “bancarizzarlo”, come si chiama il processo di apertura di un conto corrente nella Cassa di risparmio del Banco Agrario, dove vengono trasferiti ad ogni ex guerrigliero i due milioni di pesos una tantum e l’assegno mensile del 90% del basso salario minimo, unico aiuto per sopravvivere.

Senza un peso in tasca, accompagnato dalla sua fedele compagna Patricia, Ezequiel pensò che la soluzione al suo problema poteva essere quella installarsi in uno degli Spazi Territoriali (ETCR). Il più comodo era quello di Vitrí. I reinseriti che ancora vivevano in questo Spazio spiegarono che la coppia avrebbe dovuto pagare una quota mensile di 60 mila pesos. Questo per contribuire a pagare i costi dello Spazio. Perché risulta che Fondo Paz aveva tagliato i servizi di acqua, luce ecc. Adesso gli ex guerriglieri devono pagarseli. Così come il cibo e le altre cose di prima necessità. Senza nessun sostegno per avviare progetti produttivi.

Ezequiel pensò di viaggiare a Medellín dove qualche conoscente avrebbe forse potuto aiutarlo. Magari gli avrebbero dato un passaggio in un’auto UNIPEP.

Nemmeno questo è stato possibile. L’accompagnamento per i membri del meccanismo di monitoraggio era terminato. Che ognuno si salvi come può. Quasi mendicando qui e là, è riuscito alla fine a viaggiare e a rifugiarsi all’ombra di un familiare che ha tanti bisogni come lui. Sua madre di 87 anni è gravemente malata e adesso è lui che deve aiutarla.

Non c’è dubbio che qualcosa va molto male nel processo di reinserimento.

1
0
1
s2smodern