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Lo sciopero in Colombia continua in mezzo alla repressione statale

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Comunità contadine, indigene e afrodiscendenti della regione del Cauca hanno svolto varie azioni pacifiche nell’ambito dello sciopero nazionale e indefinito proclamato in Colombia e entrato oggi nel suo quarto giorno.


Promosso dal movimento Marcha Patriotica e da associazioni contadine e indigene come COCCAM, CONAFRO, ANZORC, PUPSOC, CONPI, FENSUAGRO, lo sciopero esige l’implementazione dell’Accordo Finale di Pace firmato all’Avana dalla FARC e il Governo Nazionale un anno fa.

Mentre contadini e  cittadini manifestano, continuano nel paese gli omicidi di leader comunitari e sociali, nell’impunità e nel silenzio dello Stato.

Le ultime due vittime sono state Aulio Isarama Forastero, governatore del Catru, Dubaza, comunità indigena Ancoso nell’Alto Baudó, dipartimento del Chocó e Miguel Pérez, leader impegnato nella sostituzione delle coltivazioni illecite a Tarazà.

Allo stesso tempo la polizia e la ESMAD (squadre antisommossa) hanno pesantemente caricato la folla che protestava pacificamente a Bogota.

Marche Patriotica sottolinea in un comunicato che mercoledì mattina settemila contadini si sono concentrati a Punto Sur (El Estanquillo). Da qui i contadini hanno marciato fino al Parco Centrale dove hanno svolto l’atto politico centrale. Dal palco i manifestanti hanno chiesto al governo di implementare gli accordi firmati all’Avana e di smantellare una volta per tutte le strutture paramilitari che continuano ad uccidere con impunità nel paese.

Strade pacificamente bloccate dai manifestanti a Punto Centro e Punto Norte: azioni di pedagogia e workshops sono stati organizzati per spiegare alla popolazione i contenuti del Programma Nazionale per la Sostituzione delle Coltivazioni di Uso Illecito (PNIS).

A Popayan, i portavoce delle varie piattaforme e organizzazioni promotrici dello sciopero hanno svolto una conferenza stampa per reiterare le richieste dei manifestanti. I portavoce hanno sottolineato che lo sciopero chiede una vita degna e conferma la volontà dei contadini a sostituire le coltivazioni, quando questo avvenga in maniera concertata e dialogata come prevedono gli accordi dell’Avana.

I manifestanti in tutto il paese hanno condannato ancora una volta il massacro di Tumaco, avvenuto il 5 ottobre scorso, nel quale 7 contadini son stati uccisi e oltre 50 feriti dalle forze dell’ordine.

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