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La gioventù sta scuotendo la Colombia

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Lei, che aspettava il ragazzo, mi informò che era arrivato. Non lo vedeva da tantissimo tempo, da quando era un bambino di meno di dieci anni.

Ma glielo avevano descritto: un giovane moderno, magro, bianco, sorridente, con tatuaggi e un piercing al naso. Doveva essere quello che parlava alla reception con il portiere. Sicuramente stava chiedendo di lei.

Il ragazzo si girò e appena la vide allargò le braccia come se fossero le enormi ali di un uccello gigante, lanciandosi emozionato ad abbracciarla. Con quell’intenso abbraccio, la felicità si disegnò nei loro volti. Quando lui era bambino, suo padre conviveva con lei nel Fronte, adesso la vedeva identica. La amava come amava sua madre. E lei come si ama un figlio.

Erano trascorsi almeno quindici anni durante i quali tante cose erano cambiate. Ad eccezione per quell’affetto nato negli accampamenti guerriglieri di Cordoba e Antioquia. Dopo aver tenuto una relazione così intima con suo padre, le cose si erano incrinate durante l’adolescenza e non furono mai come prima. Errori di ragazzo che il vecchio rifiutò di comprendere.

Anche lei alla fine si separò dal padre del ragazzo. Cose della vita guerrigliera. Trascorsero il pomeriggio ricordando i vecchi tempi e raccontandosi della loro vita presente. Quando sono apparso io, il ragazzo mi ha sommerso di domande incessanti sulla vita guerrigliera, sulla mia vita tra le fila della guerriglia, su una serie di personaggi che aveva sempre considerato mitici.

Mi ha sorpreso il suo entusiasmo. Uno pensa che un giovane ragazzo con l’accento di Antioquia e cresciuto in città poca aver poco interesse per la vita guerrigliera. Ma subito si rende conto dell’errore. La sua ammirazione per i grandi comandanti delle FARC era evidente e non si è risparmiato i suoi commenti sugli Accordi dell’Avana.

Improvvisamente mi ricordai di quanto io avevo la sua età e mi sembrò di vedere me stesso. A volte pensiamo che la politica è una cosa da vecchi, o almeno di persone adulte con idee solide. Ci dimentichiamo che in realtà la politica la fanno i giovani che sognano, che cercano costantemente. Noi al massimo lasceremo qualche traccia che loro seguiranno.

Sono tornato a meditare su queste idee chattando con Inio, un ragazzo di Cano Indio che ho conosciuto qualche anno fa nel Catatumbo.

Mi aveva incuriosito il suo aspetto accademico, anche se poi avevo saputo che aveva fatto pochi studi. Lo divorava invece la passione per la tecnologia. Non c’era apparato elettronico con il quale non ingaggiava una sfida con se stesso per ripararlo.

Mi aveva scritto per raccontarmi che praticamente adesso convivono con l’esercito nello Spazio Territoriale per la Formazione e il Reinserimento. Prima, durante il cessate il fuoco e le Zone Transitorie, la truppa si manteneva a distanza prudente. Adesso, per via della questione della sicurezza nello Spazio, i soldati si sono avvicinati sempre di più e gruppi di militari chiedono il permesso per penetrare frequentemente. Ho voluto sapere come aveva reagito la gente.

La sua risposta mi ha sorpreso. Nessuno l’ha presa male. Chiaro, la questione è stata discussa internamente, ma la decisione è stata quella di non avere un atteggiamento ostile. Al contrario, i loro sforzi sono diretti a fraternizzare con loro. A comprenderli, anche. Per esempio, sono stupiti dal modo in cui affrontano la questione dei rifornimenti. Continua a sembrargli strano.

Avevano sofferto quattro giorni di ritardo nei rifornimenti. Per questo andavano all’economato della vecchia guerriglia a chiedere che vendesse loro qualcosa. Dovevano spiegargli che non si poteva: il governo è molto severo con i rifornimenti che invia. Non si poteva fare. I soldati hanno nominato un tesoriere che deve risolvere il problema.

E se non lo fa, se la prendono tutti con lui. Raccontano anche che i loro superiori sono molto severi in materia di disciplina. Esigono che si trattino i vecchi guerriglieri con rispetto e prudenza. Un soldato a detto a Inio di aver raccontato a sua madre, per telefono, che adesso stava nell’accampamento della guerriglia e che lei lo aveva rimproverato preoccupata.

Lui, allora, le aveva spiegato che mai prima d’ora si era sentito così tranquillo. La sua vita era molto diversa, adesso aveva la possibilità di dormire e perfino di giocare. Le  preoccupazioni che aveva prima erano sparite completamente. Ho detto a Inio che stavano facendo un grande lavoro politico, che stavano facendo conoscere quello che siamo davvero.

Mi ha risposto ridendo, come una volpe in politica, citando un noto slogan di Timo: Ricordatevi che perché il lavoro dia frutti, bisogna trovare il tempo per affilare il machete.

Mi ha invaso una grande soddisfazione, senza dubbio qualcosa sta scuotendo la Colombia dopo la firma degli Accordi dell’Avana. E niente e nessuno potrà fermarlo.

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