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La Pace è affare di tutti

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La decisione di lasciare le armi e chiudere così il ciclo di scontro militare con lo Stato colombiano è stata presa senza contemplare retrocessi.

Convinti della necessità di dare un salto qualitativo nella storia e così percorrere i sentieri della pace senza rinunciare alle idee, la lotta per la giustizia sociale e la costruzione di un’alternativa per la classe lavoratrice oggi, come cinquant’anni fa, sottomessa alla violazione e riduzione dei suoi diritti.

Quasi un anno dopo la firma dell’Accordo Finale di Pace al Teatro Colon e dopo che le FARC hanno rispettato quanto pattato, assistiamo con preoccupazione il lento sviluppo dell’implementazione degli accordi che, dopo cinque anni di lunghe giornate di dialogo, tavoli di lavoro, e la partecipazione di uomini e donne impegnati a Cuba, siamo riusciti a raggiungere con il Governo.

Molti sono stati gli ostacoli che abbiamo superato o almeno identificato, cominciando dai meschini interessi dell’estrema destra che ha fatto del conflitto armato la sua più comoda trincea, dove accumulare ricchezza ed erigere potenti macchinari politici protagonisti dei più incredibili fatti di corruzione, flagello che oggi si conferma come la principale causa della crisi economica, etica e strutturale delle istituzioni statali.

Come se fosse poco, allo scopo di arrivare alla scadenza del Fast Track, il Congresso della Repubblica sta dibattendo con irresponsabile lentezza gli articoli di Riforma Politica e Giurisdizione Speciale per la Pace (JEP), che ormai pendono da un filo, essendo state trasformate in merce di scambio per settori parlamentari che fanno pressione sul governo in cerca di cavilli burocratici che rafforzino le loro campagne per le prossime elezioni del 2018.

Così evidente è quanto segnalato che l’Ufficio in Colombia dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani ha fatto un appello pubblico al Potere Legislativo per chiedere celerità nell’approvazione del progetto di Legge della JEP.

Contemporaneamente, mentre migliaia di nostri militanti rimangono privati di libertà in violazione di quanto accordato, e almeno trenta sono stati assassinati in un processo sistematico contro la Forza Alternativa Rivoluzionaria del Popolo - FARC e leader sociali, guardiamo con ottimismo la determinata partecipazione di centinaia di organizzazioni in tutto il territorio che si oppongono a veder spezzato il desiderio di Pace e si mobilitano esigendo che lo Stato rispetti quanto firmato all’Avana.

L’appello è a rafforzare l’unità del popolo e ribadire la difesa degli accordi, spezzando, ci auguriamo, l’assedio delle reti sociali e recuperando iniziativa nelle piazze. Allo stesso modo, alziamo la voce di protesta contro il sabotaggio e gli appetiti opportunisti di settori politici gettati come vacche morte sul cammino della Pace.

@MauricioFARC

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