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Avremo deputati e voteremo per Timo Presidente

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Martedì scorso, la riunione del Consiglio Politico Nazionale del nostro partito FARC ha avuto una gradita interruzione.

Due dei membri della direzione nazionale erano usciti un’ora prima per partecipare ad un’altra riunione urgente con il capo della Missione ONU in Colombia, Jean Arnault e il Segretario Generale Aggiunto delle Nazioni Unite per assunti politici, Jeffrey Feltam, inviati dal Segretario Generale.

I funzionari internazionali avevano il compito di ascoltare la direzione del nostro partito in relazione allo sviluppo e ostacoli del processo di implementazione degli Accordi dell’Avana, e dopo aver ascoltato i commenti dei due rappresentanti FARC e avendo saputo che il Consiglio Politico Nazionale era in riunione, hanno deciso di presenziare alla riunione con il proposito di trasmettere il saluto del Segretario Generale della ONU e chiarire il compito della loro missione.

La visita inattesa dei due importanti personaggi è stata accolta entusiasticamente dai membri del CPN. Le difficoltà con la lingua hanno fatto preferire al signor Feltam che parlasse il signor Arnault. Le sue parole venivano simultaneamente tradotte a Feltam dal suo traduttore. Molto amabilmente ci hanno spiegato che il giorno dopo si sarebbero riuniti con il Presidente della Repubblica per parlare della stessa questione: l’implementazione degli Accordi.

La loro riflessione è stata breve e concisa. La comunità internazionale ha in reale interesse nello sviluppo del processo di pace e soprattutto in un suo esito soddisfacente: perché ciò avvenga è fondamentale l’adempimento da parte dello Stato colombiano di quanto accordato. Secondo loro la FARC ha rispettato tutti i suoi impegni ed è tempo che anche la controparte dimostri di aver volontà in questa materia.

Come ha spiegato il signor Arnault, con l’assenso del suo accompagnante, l’Organizzazione delle Nazioni Unite si sente profondamente impegnata con il risultato del processo di pace. Per loro il consolidamento del processo deve passare necessariamente per la partecipazione politica delle FARC nelle elezioni del 2018, le piene garanzie per la vita e l’integrità degli ex combattenti e per il loro idoneo reinserimento.

La comunità internazionale non è disposta ad ammettere che ci si burli in nessun modo della buonafede della nostra organizzazione. Per questo erano in Colombia. Una simile espressione di sostegno non poteva che suscitare un commosso applauso da parte dei nostri.
Anche perché proprio il giorno prima, il nostro Partito aveva ricevuto un’altra notizia importantissima: l’esclusione delle FARC dalla lista di organizzazioni terroristiche dell’Unione Europea.
Questa dichiarazione è stata conseguenza del riconoscimento della serietà del nostro movimento nel rispetto di tutti accordi. Così che noi integranti della FARC sentiamo di avere la sufficiente autorità morale per reclamare di fronte all’ondata di manovre che settori dell’estrema destra stanno orchestrando nel Congresso della Repubblica, la Procura Generale, per mutilare l’impegno dello Stato.

E’ inaudito che lo stesso Congresso della Repubblica che ha ratificato gli Accordi e licenziato le riforme costituzionali che contengono la Giurisdizione Speciale per la Pace e la partecipazione politica degli ex combattenti, oggi cerchi di rendere nulle quelle stesse riforme costituzionali con la promulgazione delle leggi corrispondenti.
Lo stesso vale per la Corte che ha da poco stabilito che gli Accordi non si possono modificare e oggi agisce in senso contrario.

Abbiamo ragione noi, e non abbiamo dubbi di questo. Qualunque requisito nuovo rispetto a quanto stabilito negli Accordi, che intenda lasciare fuori dalla partecipazione piena nelle elezioni del 2018 la FARC e i suoi dirigenti, rappresenta una violazione fragrante di quanto accordato.
Lo stesso dicasi, per esempio, delle pretese incompatibilità con cui si vorrebbe impedire ai giudici scelti per la JEP di essere nominati.
La nostra forza politica ha comunicato all’inizio del mese i nomi dei capolista al Senato e alla Camera, in pieno accordo con quanto stabilito all’Avana. Allo stesso tempo ha nominato come sui candidato alla Presidenza Rodrigo Londoño Echeverry, Timo, e alla Vicepresidenza la dottora Imelda Daza Cotes, esempio perfetto di donna colombiana.

E’ stato sufficiente l’annuncio per far tremare di paura gran parte dell’Establishment. Da questo momento si sono scatenate le più grossolane violazioni degli accordi dell’Avana.
Noi continueremo a lavorare: abbiamo lasciato le armi perché ci è stato garantito l’esercizio pieno dei nostri diritti politici.
Ci è stata data parola solenne. E difenderemo questo diritto.
Avremo deputati. E voteremo per Timo e Imelda il 27 maggio.

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