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Iván Márquez: La crisi sull’implementazione può essere superata

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Il Congresso non ha mai preso in considerazione il fatto che l’Accordo di Pace è un accordo speciale che vincola i diritti umani alla Legge umanitaria internazionale, contemplata negli accordi internazionali firmati dalla Colombia”.

Così si è pronunciato il Consigliere politico del partito FARC, Iván Márquez, valutando lo stato dell’implementazione degli accordi di pace tanto sul terreno quanto in parlamento, un anno dopo la loro firma.

Con la rinegoziazione degli accordi di pace dell’Avana, dopo la vittoria del No al referendum del 2 ottobre 2016 e la firma del nuovo accordo tra Stato e FARC-EP, si è aperta in Colombia una nuova fase: quella dell’implementazione.

Tutto era pronto per il rispetto degli obblighi bilaterali derivati dall’Accordo. In parlamento il Fast Track era lo strumento che avrebbe permesso una rapida approvazione della parte legale degli accordi mentre sul terreno l’abbandono delle armi da parte dei guerriglieri, procedeva senza intoppi.

Allo stesso tempo sarebbe dovuto avanzare il reinserimento economico degli ex guerriglieri e la trasformazione in partito legale delle FARC-EP. La giustizia, dal canto suo, avrebbe garantito, attraverso la Corte Costituzionale, di dare legittimità a quando accordato, mentre i giudici avrebbero provveduto a rendere effettiva la Legge di Amnistia, rilasciando i prigionieri politici come previsto.

Ma con il tempo è diventato evidente che il Governo non stava facendo proprio quello che avrebbe dovuto e invece cominciava a rallentare l’approvazione delle leggi e clausole cruciali per l’implementazione rigorosa degli accordi di pace.

Per la FARC, il processo sta evidentemente attraversando una fase di crisi, ma si tratta di un impasse che può essere superata se il Presidente, Juan Manuel Santos, assumerà le sue responsabilità: “Il processo - dice Iván Márquez - non può procedere in questo momento di crisi se il presidente Santos deciderà di prendere in mano solo le redini della sua leadership. Crediamo che Santos possa prendere le decisioni migliori per garantire che il governo lavori per la pace”.
La FARC è preoccupata soprattutto su alcuni punti specifici.

Primo fra tutti le modifiche alla Giurisdizione Speciale per la Pace (JEP) che ora sembra essere più che altro una giurisdizione unilaterale, ovvero solo per le FARC mentre garantisce impunità ad altri attori e settore politici che sono stati coinvolti nel conflitto.

“Siamo preoccupati - dice Iván Márquez - perché ci sembra che ad essere colpita sia stata la colonna vertebrale della JEP, ovvero la verità. La giustizia restauratrice si basa sulla verità dettagliata di quanto accaduto per poter accedere ad un trattamento speciale. Come stanno le cose adesso, ci pare che si certi di ignorare la verità perché in Colombia ci sono settori che hanno paura della verità”.

Una seconda fonte di preoccupazione per la FARC è legata alla sicurezza legale degli ex guerriglieri. Márquez sottolinea che “ci preoccupa il fatto che per le FARC rimane aperta la porta della giustizia ordinaria, mentre tutte le parti del conflitto dovrebbero essere giudicate dalla JEP”.

Quanto alla riforma politica Iván Márquez sottolinea che “non ha nulla a che vedere con quanto avevamo firmato all’Avana. Abbiamo detto di voler aprire la porta alla democrazia, suggerendo per esempio il voto elettronico per evitare la frode. Invece ci ritroviamo con una serie di misure che in realtà non fanno che perpetuare la corruzione e il clientelismo”.

Un altro punto dolente per la FARC è quello del reinserimento economico. “Il governo dice che non ci sono soldi per finanziare i progetti della nostra gente”, dice Iván Márquez e aggiunge che finora i progetti produttivi avviati sono stati quelli promossi dagli ex guerriglieri in ciascuno degli Spazi Territoriali, senza l’intervento del governo.

Il consigliere politico della FARC,  Márquez, ha quindi reiterato l’importanza dell’accompagnamento internazionale, ricordando l’ultima dichiarazione del Consiglio di Sicurezza della ONU che ha chiesto al Governo colombiano di rispettare e implementare l’Accordo. Márquez ha quindi ripetuto il suo appello al governo norvegese, così come ai garanti del processo di pace, affinché chiedano al governo colombiano di compiere con la sua parte di impegni.

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